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Il paradiso perduto - Pubblicato da martin_inside

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Informazioni evento

> di Antonio Viganò > con Paolo Grossi, Rocco Ventura, Michael Untertrifaller, Jason De Majo, Maria Magdolna Johannes, Mirenia Lonardi, Sara Menestrina, Stefania Mazzilli Muratori, Rodrigo Scaggiante > testo e regia di Antonio Viganò > scene e costumi di Roberto Banci > produzione Teatro la Ribalta Kunst der Vielfalt

durata: 60'

PUBBLICO SUL PALCO: Posti limitati

Liberamente ispirato a “Frankenstein” di Mary Shelley

Un uomo viene creato artificialmente dal dottor Victor Frankenstein sfidando le leggi etiche e morali dell’epoca. Le buone intenzioni che lo guidano, salvare l’uomo dalla morte e dalla malattia e sollevarlo dal dolore della perdita, falliscono. La creatura non è come il Dottore se l’era immaginata e non corrisponde al modello umano del tempo. Se lo guardi fa paura: è imperfetto, asimmetrico e deforme. In più è dotato di una sua propria sensibilità e di sentimenti profondi. La sua figura è, per alcuni, una sfida oltraggiosa a Dio, per altri un progresso della scienza che non deve avere limiti, e questa dualità di sguardi e pensieri lo rende un personaggio ancora contemporaneo. Ci interroga su tanti temi ancora oggi: il concetto di bellezza, il concetto di corpo, i limiti etici e morali della scienza, il concetto di uomo e del suo senso di abitare questo mondo. Il Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt è una comunità di danzatori e attori-di-versi che vuole sviluppare la propria legittima stranezza. Lavoratori dello spettacolo dal vivo che sono stra-ordinari solo e unicamente nel loro modo di essere in scena e per la professionalità che hanno scelto di praticare. Quotidianamente, con accanimento, lavorano per cercare e svelare “bellezza” e provano a restituirla, a chi li incontra, attraverso la poesia e l’arte del teatro.

Rassegna Corpi Eretici - Teatro La Ribalta - Kunst der Vielfalt

Contatti :

Date e orari evento :

L'evento si tiene dal 24 Gen 2023 al 26 Gen 2023

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    Gioia, Furia, Fede y Eterno Amor In una città dove il gioco del pallone è febbre, amore e passione quattro amici fanno i conti con le loro rispettive vite e facendo affiorare ricordi, provano a ricostruire una serenità andata a pezzi. Nella loro semplicità, hanno qualcosa di molto singolare e unico che li accomuna; la passione folle per la squadra del cuore e infanzie originali, quasi fiabesche. Sono fatti di materia semplice come il pane, ma la domenica, allo stadio si fanno travolgere da una furia che ogni volta li spazza e li sconquassa. C’è gioia, amarezza, ironia e tanta voglia di sorridere mentre evocano le vittorie, i momenti di estasi, le sconfitte e le tragedie che hanno condiviso negli anni. Una storia di gente semplice, unita da un’amicizia inossidabile che li aiuta ad affrontare la vita stringendosi in un abbraccio delirante e commovente. «Far parte di uno spettacolo così sospeso fra sogno e semplicità, fra amicizia, ironia, fragilità, passione, tifo, musica e colori, dopo un periodo come quello che abbiamo vissuto e dal quale ancora non siamo totalmente usciti, è una meravigliosa avventura» afferma Stefano Accorsi. «Daniele Finzi Pasca scrive in modo tridimensionale, bisogna letteralmente entrare nel suo mondo per abitarlo e viverlo, sentirlo senza voler spiegare ogni cosa». «Ho sempre raccontato storie di personaggi carichi di umanità, fragili e trasognati» commenta Daniele Finzi Pasca. «Il mio teatro è costruito riproducendo il linguaggio dei sogni. Procede per allusioni, associazioni di idee. Con Stefano Accorsi, Luciano Scarpa, Sasà Piedepalumbo e Luigi Sigillo attori carichi di umanità, mestiere e passione è stato facile dare vita a questa piccola rapsodia dedicata a quanti non si danno mai per vinti». con Stefano Accorsi e con Luciano Scarpa, Sasà Piedepalumbo, Luigi Sigillo designer luci Daniele Finzi Pasca scene Luigi Ferrigno costumi Giovanna Buzzi video designer Roberto Vitalini musiche originali Sasà Piedepalumbo scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca produzione NUOVO TEATRO diretta da MARCO BALSAMO in coproduzione con FONDAZIONE TEATRO DELLA TOSCANA e TEATROS DEL CANAL, MADRID
  • ATTENZIONE: QUESTO SPETTACOLO SOSTITUISCE QUELLO IN PROGRAMMA NELLA RASSEGNA "IN SCENA" INTITOLATO "DA LONTANO" CHE E' STATO ANNULLATO PER IMPEGNI TELEVISIVI DELLA PROTAGONISTA.  I biglietti già acquistati per "Da Lontano" saranno validi anche per il nuovo spettacolo "Estate in dicembre" (non è necessario il cambio in cassa). Per spettatori e abbonati: nel caso si volesse il rimborso, questo dovrà essere chiesto entro e non oltre 5 giorni dallo spettacolo. > di Carolina África Martín Pajares  > produzione Teatro Nazionale di Genova> regia Andrea Collavino > interpreti Fiammetta Bellone, Elsa Bossi, Sara Cianfriglia, Elena Dragonetti, Alice Giroldini  > versione italiana Antonella Caron > luci Aldo Mantovani durata: 80'  Una storia corale, tutta al femminile: generazioni e storie diverse in una famiglia alle prese con la vita, l’amore e la morte, il lavoro e gli affetti, il dolore e i sogni. Una storia apparentemente semplice, quotidiana, minimale: eppure nel fluire dei mille discorsi che si intrecciano e si sovrappongono c’è un ritratto lucido, a tratti crudele, ma impastato di tenerezza e empatia, di commovente sensibilità. Opera aperta, in costante e mutevole divenire, Estate in dicembre è diventato un progetto italiano grazie all’incontro tra l’autrice, considerate tra le più interessanti voci del panorama spagnolo, e un’attrice in occasione del Laboratorio di Drammaturgia contemporanea spagnola organizzato dal Teatro dei Filodrammatici di Milano e dall’Istituto Cervantes di Milano, in cui interpreti italiani si sono confrontati con registi e drammaturghi spagnoli nello studio e nella messa scena di testi contemporanei. Estate in dicembre è un lavoro che affronta tematiche e relazioni autentiche, un testo capace di raccontare, tramite una situazione familiare e quotidiana, la vita di cinque donne appartenenti a tre generazioni diverse, la loro relazione con il mondo, con il futuro e con il passato. Donne che condividono la ricerca comune e incessante di quella cosa così incerta che chiamiamo felicità. Ed è appunto la felicità delle piccole cose, più che delle grandi conquiste, raccontata con sapienza e sincera adesione. È una saga matriarcale, segnata dall’assenza del padre, in cui troviamo una Nonna, una Madre e tre figlie che cercano disperatamente di separarsi ma rimangono necessariamente unite. Un testo che potrebbe piacere a Pedro Almodóvar, per quel suo clima da Donne sull’orlo di una crisi di nervi e che il regista e drammaturgo argentino Claudio Tolcachir, conosciuto e amato anche in Italia per la sua opera, definisce «abitato da tanta vita e da tante esperienze: il mondo di una nonna indimenticabile dove si può essere madre o figlia ma sempre con gande a amorevole umanità».