Le opere di Astrid Gamper raccontano l'essenza dell'essere umano in tutta la sua sensibilità e vulnerabilità. Nei suoi grandi disegni il corpo, soprattutto il nudo femminile, diventa lo scenario di pensieri, sensazioni e sentimenti. Con sottili sfumature cromatiche e di significato, l'artista traccia la morbidezza delle forme e dei movimenti femminili, la grazia e la bellezza, ma anche i dubbi, i turbamenti, le ferite e la fragilità, la lotta interiore e la trasformazione esteriore.
Le sue figure femminili appaiono delicate e indifese, perlopiù hanno gli occhi chiusi, pronte ad ascoltare. Lo sguardo è rivolto all'interno, irradiano al contempo certezza e malinconia. Sono consapevoli della loro vulnerabilità, ma non ne soffrono. Riposano nell'equilibrio e sono artefici della propria trasformazione. L'artista è alla ricerca della loro fonte di forza interiore, paragonabile all'essere umano che cerca armonia e stabilità in un mondo di crisi e incertezze.
Le opere trasmettono un senso di lacerazione, ma anche di guarigione: Due stati strettamente legati, interdipendenti e compenetranti. Le sue figure sembrano abbracciare tutta la sofferenza dell'esistenza umana.
L'artista accosta i suoi disegni a opere di seta. L'organza di seta diventa una metafora dell'essere, delicata, traslucida e attraversata da linee e cuciture. Fragili tracce di vita sulla pelle, sul corpo e sull'anima.
Traspaiono singole parole e frammenti di testo che possono essere letti tra le morbide pieghe del tessuto – ricordi in lenta dissoluzione. Il linguaggio non è chiaro, ma traccia una linea fugace, un'eco di pensieri e sentimenti passati.
Come una reliquia, tutto ciò che rimane è un guscio vuoto e abbandonato sul pavimento. Chi lo indossava è scivolata via, come una farfalla dal suo bozzolo.
Le opere di Astrid Gamper riflettono il processo stesso della vita: Nulla rimane intatto, nulla resta indenne. Eppure – o forse proprio per questo – in esse c'è anche una delicata speranza. L'artista non dirige lo sguardo verso di sé, ma ci antepone uno specchio. Chi siamo di fronte alla nostra vulnerabilità? La sua arte non è né rassegnata né esuberante. Rimane in un limbo, in quello spazio tra dissoluzione e condensazione, tra protezione ed esposizione.
C'è un messaggio nella forza silenziosa di queste opere: La nostra vulnerabilità non è l'opposto della forza, è la sua origine.