A cura di Gabriele Salvaterra
Thomas Scalco (Vicenza, 1987) col suo lavoro racconta storie senza raccontarle e, al contempo, all’interno dei suoi quadri, tratteggia luoghi che non esistono. Visibile e invisibile, presenza e assenza, pienezza e vuoto si rincorrono nelle sue composizioni, fatte di pennellate minute che cercano di dimenticare il progetto complessivo, muovendosi attraverso traiettorie e consistenze che poi, allo sguardo distante, possono apparire paradossali. Le sue narrazioni non hanno tema e le sue allegorie risultano troncate: lasciano la sensazione di un collegamento semantico, frustrando però la possibilità di percorrere una corrispondenza unilaterale.
Per questo, la frase yeki bud yeki nabud della lingua persiana – il corrispettivo del nostro c’era una volta – fissa con precisione l’andamento sfocato della pratica dell’artista. La traduzione letterale – c’era qualcuno, non c’era qualcuno – evidenzia la compresenza di potenzialità inespresse nelle forme del quadro, di esistenze che non esistono, realizzabili unicamente nel mondo di finzione autentica della pittura, come in una fiaba.
Presso gli spazi del Kunstforum Unterland di Egna (BZ), Thomas Scalco mette in scena questi racconti muti, che non hanno direzionalità, e nei quali ciascuno è chiamato a rinvenire storie dimenticate. Attraverso lavori pittorici recenti, collage di frammenti e costruzioni scultoree segnate da una profonda vocazione pittorica, l’autore si innesta nello spazio espositivo in maniera sperimentale, evitando l’idea di semplice esposizione di quadri realizzati precedentemente, facendo risuonare gli ambienti con le presenze artistiche che li abitano.