La performer che celebra matrimoni
Sabrina Fraternali è ballerina, coreografa, pedagoga e portavoce di PERFAS

Diplomata all’Accademia Paolo Grassi di Milano, non si è più fermata: ballerina di danza contemporanea e creativa, performer, speaker, coreografa, pedagoga, portavoce dell’area danza dell’Associazione PERFAS e da qualche tempo perfino officiante di matrimoni.
Sabrina Fraternali esprime con la danza un linguaggio che va oltre le parole fatto di emozioni, di relazioni, di esplorazione del sé quanto dell’ambiente che ci circonda, anche al di fuori della “scatola nera” che è il palcoscenico. Ci racconta la sua disciplina, quella che pratica ma anche quella interiore, necessaria ad organizzare i tempi e gli impegni di una carriera eclettica che unisce tante professioni… in una.
Oltre che nel teatro, alcune delle tue performance si sono tenute per la strada e per le piazze.
La mia strada principale è quella da coreografa, ma amo anche fare da performer, guidata da altri, e uno dei miei ultimi lavori come performer è stato quello di danzare per la coreografia di Anastasia Kostner ad Ortisei. La danza è un’arte che si sviluppa nello spazio in cui viene performata e ha una profonda relazione con l’ambiente; uscire fuori dalle quattro mura del teatro mi permette di approfondire proprio l’aspetto esplorativo: di sé stessi e dell’ambiente, ma anche del pubblico, esso stesso sempre parte dello spettacolo, che si deve autoincludere ed essere parte attiva del processo creativo: se pensi, per esempio, alla coreografia di due corpi che si osservano, io posso voler aver espresso attrazione, mentre lo spettatore potrebbe trovarci del conflitto. Trovo che questa inclusione-condivisione del processo creativo sia il motivo per cui la danza possa esprimere, a differenza delle arti letterarie (che comunque amo: sono laureata in lettere comparate…) delle duplicità e delle nuances che altrimenti risulterebbero inafferrabili. È questo ciò che mi affascina di più.
Coreografa, performer, ma anche pedagoga. Qual è la tua personale unione tra queste discipline?
L’aspetto della pedagogia è entrato abbastanza presto nella mia vita. Ciò che mi prefiggo è riuscire a insegnare – potrà suonare strano - non tanto la danza stessa, ma lo “strumento danza” per lavorare con bambini, adolescenti ma anche adulti, da poco ho iniziato a lavorare anche nelle case di riposo; come insegnante hai a che fare con persone, con materia umana, e dai loro uno strumento creativo per muoversi ed esprimersi con il corpo, per aiutarsi a capire i propri stati d’animo: confrontarsi con le proprie paure, oltrepassare dei limiti, avere delle piccole vittorie con sé stessi, migliorarsi ai propri occhi senza necessariamente confrontarsi sul livello tecnica di “bravura”, perché l’evoluzione e la crescita personale si sviluppano in altra maniera. Mi focalizzo anche sull’elemento “salute”, sia quella fisica e motoria che quella interiore. Proprio questo binomio tra danza e benessere è una delle strade che sto calcando di più: come la danza mi aiuta a stare meglio in diversi momenti della vita, dai bambini agli anziani. Diciamo: la danza come via verso la gioia!
Queste tre strade non sono parallele: come si intersecano in termini pratici, di tempo, di preparazione e più banalmente… lavorativi?
Trovo che sia nella mia natura fare cose diverse che si collegano dal punto di vista artistico, umano, pedagogico, però è una sfida conciliarle in campo pragmatico. Quello che mi sostiene da libera professionista che segue strade tanto diverse, in questa organizzazione un po’ caotica, è cercare di avere equilibrio nel diversificare tutte le mie attività – che tanto non arrivano mai in ordine cronologico! - e far sì che una sostenga e nutra l’altra. Mi piace moltissimo per esempio, dopo tante attività da coreografa, fare da performer per qualcun altro, lo trovo quasi rilassante. Oppure la mia attività da coreografa mi aiuta spesso a creare i laboratori per bambini.
Qual è la tua attività con PERFAS (Performing Artists of South Tyrol) e cosa è per te?
Lo scorso 5 febbraio è stata una giornata speciale, perché PERFAS ha compiuto cinque anni! In piena pandemia il mondo dell’arte è crollato e ha avuto bisogno di rimettersi in gioco, di trovare degli appigli: per questo in Alto Adige un gruppo di artisti ha deciso di mettersi insieme e di farsi portavoce per gli artisti, anche in stretto dialogo anche con la politica per avere più voce e peso e non essere più dipendenti “dal momento”. Oggi è una rete di più di 350 artisti che lavora nella provincia. Il nostro lavoro consiste nel condividere le informazioni con gli associati, dialogare con la politica e le associazioni, capire cosa migliorare, comprendere le lacune e avere orecchio per le difficoltà che ci vengono portate: uno dei grossi temi è il salario e la retribuzione equa degli artisti. Cerchiamo di essere una voce collettiva e di creare consapevolezza della dignità del lavoro come artista nella società, in modo che non si dica più che “basta la passione”.
Hai anche partecipato attivamente a On Fire, l’evento ufficiale di benvenuto dell’Alto Adige ai giochi olimpici…
L’associazione Arton, da cui è partito il suggerimento dell’evento, ha voluto dare un segnale di benvenuto da parte della provincia, anche perché tantissimi dei nostri atleti sono altoatesini. È stata un’occasione d’oro, da non perdere. Ero nel direttivo artistico che ha concepito l’evento - come coreografa- come una serata dedicata allo sport e alla cultura, come usava alle Olimpiadi nell’antica Grecia, per dare un segnale anche artistico a questo evento culturale; la bravissima regista Sarah Scherer ha concepito una drammaturgia in cinque atti, mettendo in luce vari aspetti della cultura artistica altoatesina e hanno partecipato più di centocinquanta tra artisti e sportivi altoatesini che hanno calcato il palco. Gli sportivi hanno condiviso le loro storie, si sono esibiti la Südtirol Filarmonica, un coro, le giovani pattinatrici del WSV Brixen, un corpo di ballo composto da danzatrici e danzatori professioniste/i altoatesine/i che solitamente vivono all’estero e che abbiamo unito per l’occasione. e abbiamo collaborato con il teatro La Ribalta, che lavora con persone con disabilità- anche per dare spazio al racconto dei giochi paralimpici. Con tutti questi elementi e con i due moderatori che ci hanno accompagnato nel corso della serata abbiamo creato una commistione di musica, danza, recitazione, racconto sportivo in un’unica serata al Palasport.
E come curiosità ho scoperto anche che… celebri matrimoni. Com’è nata quest’ultima attività?
(ride) È una cosa nuova, del 2023, e un po’ fuori dal mio schema. Sicuramente è nata un po’ per caso ma ho continuato per scelta molto consapevole: una mia collega e amica si era ritrovata improvvisamente senza officiante e mi ha chiesto di sostituirla, perché aveva bisogno di una persona bilingue ma anche capace di essere coinvolgente. Fin dalla preparazione mi sono innamorata di questo percorso, l’ho trovato davvero “artistico”: essere davanti a molte persone e “performare”, come su un palcoscenico, ma parlando dei due sposi e raccontare la loro storia (stavolta con le parole!), essere a loro completa disposizione per creare il loro momento magico. Mi sono davvero appassionata.
[Francesca Proietti Mancini]












































