La scienza si accomoda in salotto
“Book a Scientist” porta la ricerca direttamente nelle case dell’Alto Adige

Che cosa accade quando la ricerca scientifica esce dai suoi luoghi abituali e arriva direttamente nelle case? È la domanda al centro di “Book a Scientist”, il progetto di Transart ed Eurac Research che il 17 e 18 settembre porterà ricercatrici e ricercatori nei salotti dell’Alto Adige. Non una conferenza, ma incontri informali tra piccoli gruppi di persone e scienziati.
Un esperimento che mette in relazione ricerca, arte e quotidianità, dimensioni che si sposano perfettamente con Transart (10–20.09). Per il direttore Peter Paul Kainrath, l’idea nasce dalla convinzione che un festival dedicato alla cultura contemporanea non debba limitarsi a presentare opere e progetti, ma creare nuove forme di esperienza. Book a Scientist porta così il pubblico dentro una dimensione diversa da quella abituale del festival: non più davanti a un palco, ma dentro uno spazio privato. Il gesto di aprire la porta di casa diventa metafora dell’accoglienza di forme di sapere lontane dalla quotidianità.
“Entrare nell’intimità di uno spazio abitato dai cittadini, dove loro con il gesto di dare il benvenuto a degli scienziati, persone ignote a loro ma portatori di un sapere specializzato, significa davvero permettere di far entrare il nuovo a casa propria”. Una scelta che, per Kainrath, si identifica con lo scopo di Transart: “Noi puntiamo sullo stupore – in tutto il nostro lavoro per il Festival”. E proprio l’incontro diretto può diventare uno strumento per accorciare la distanza tra conoscenza scientifica e dibattito pubblico.
“Transart - spiega il direttore - offre delle strade e dei ponti che solitamente la cultura istituzionalizzata non riesce a offrire. Rompere quel muro e scoprire dei mondi di una chiarezza e logicità al di fuori di ogni strumentalizzazione ideologica tra fake and true, è un atto estremamente creativo”.
Creatività che va a soddisfare un bisogno: avvicinare chi fa ricerca a chi normalmente ne osserva i risultati dall’esterno. Principio pienamente in linea con il lavoro di Eurac Research, partner scientifico dell’iniziativa. Per Elisa Piras, Senior Researcher del Center for Advanced Studies, Book a Scientist è “un’iniziativa originale e coinvolgente, un invito gentile a incontrare persone che hanno esperienze e competenze diverse con un atteggiamento curioso, attento e rispettoso”. Il contesto informale, spiega Piras, permette agli stessi ricercatori di guardare al proprio lavoro da una prospettiva diversa: “Ci offre un’occasione di uscire dai laboratori o dagli uffici per incontrare le persone e avviare un dialogo, considerando punti di vista alternativi sulle nostre ricerche e rispondendo alle loro curiosità. Farlo in un contesto conviviale e attraverso il gioco rende tutto più piacevole!”.
Per Piras c’è inoltre una ragione legata al modo in cui la scienza viene percepita nello spazio pubblico: “Nel discorso pubblico accade spesso che il valore della scienza e della ricerca per il presente e per il futuro della nostra società venga negato. Facilitare l’incontro può essere una misura che ci aiuta a sfatare certe narrazioni”.
L’obiettivo, però, non è soltanto trasmettere informazioni: “I partecipanti potranno capire meglio cosa vuol dire fare ricerca nelle discipline scientifico-tecnologiche, umanistiche o sociali, ascoltando degli esempi concreti e scoprendo alcuni progetti che vengono realizzati nella nostra provincia”. Un’esperienza insomma che “potrebbe favorire nuove conoscenze, conversazioni e persino collaborazioni”.
A progettare la forma dell’incontro sono Caroline Barneaud e Stefan Kaegi di Rimini Protokoll, collettivo che lavora sul confine tra teatro e realtà e sviluppa spesso i propri progetti insieme a persone portatrici di competenze ed esperienze specifiche.
“Ci appassionano i formati dell’incontro e delle regole in un gioco. Ci piacciono le situazioni in cui le persone trascorrono del tempo insieme e si lasciano condurre dall’arte a riflettere su questioni umane complesse da una prospettiva insolita, entrando così in uno scambio reciproco. Al tempo stesso ci interessano le parole e il linguaggio degli scienziati e il loro modo di guardare il mondo”, spiegano. Da qui la scelta di non costruire una semplice versione domestica della conferenza, ma di intervenire sulla struttura stessa dell’incontro. Il risultato è un kit di conversazione, un piccolo mazzo di carte con domande e istruzioni che accompagna la serata. “Abbiamo scelto un approccio ludico. Il progetto inserisce queste domande e istruzioni, come una sorta di cornice performativa all’interno del gruppo. In questo modo, l’evento funziona un po’ come un gioco di società e, allo stesso tempo, come uno spettacolo, nel quale tutte le persone presenti sono contemporaneamente spettatrici e protagoniste”.
Il luogo, però, non è un elemento secondario. “La differenza decisiva sta nell’intimità dello spazio domestico. È molto più vicino alle persone di quanto non lo siano un palco o una sala conferenze”. Gli stessi interrogativi e le stesse istruzioni attraverseranno decine di salotti, ma ogni incontro sarà diverso: cambieranno l’host, gli ospiti e il ricercatore. Una variabilità che, secondo Rimini Protokoll, rende ogni serata “un’esperienza condivisa unica”. E anche per gli autori il progetto conserva una quota di imprevedibilità: “Saranno incontri molto vivi, che possiamo influenzare fino a un certo punto, ma che alla fine non possiamo del tutto controllare. Un po’ come accade con un esperimento scientifico”.
Per una sera, dunque, la scienza smette di essere qualcosa da osservare a distanza e diventa un’ospite da accogliere per una merenda o un aperitivo in casa.
[Fabian Daum]
BOOK A SCIENTIST
(17–18.09 – Transart 2026)
Incontri di circa 90 minuti, nelle case private degli host, con gruppi di 4–10 persone. Il format prevede conversazioni guidate da domande, spunti e giochi interattivi. Tra gli ambiti di ricerca e le tematiche su cui verteranno gli incontri: ambiente e cambiamento climatico, salute e biomedicina, tecnologie, autonomia e sviluppo regionale, trasformazioni sociali e pluralismo linguistico.
Chi fosse interessato a ospitare un incontro, può verificare direttamente con Transart (


























































































































