CULTURE

La magia del canto gregoriano
Intervista all’organista e docente di pianoforte romena Carmen Maria Petcu

11 La magia del canto gregoriano

Carmen Maria Petcu, originaria della Romania, docente di pianoforte presso la Scuola di Musica Vivaldi e organista nel capoluogo altoatesino, è riuscita nell’ardua impresa di organizzare e dirigere un corso di canto gregoriano a Bolzano e a formare un coro attivo durante le celebrazioni liturgiche.

Com’è avvenuto l’incontro col canto gregoriano? Cosa significa per te questo tipo di canto?
L’incontro col canto gregoriano è avvenuto tramite qualche cd che mi è capitato tra le mani durante i miei studi di direzione di coro all’Università Nazionale di Musica. Il mio maestro di direzione corale mi ha consigliato di andare a Roma per studiare il canto gregoriano, canto proprio della chiesa di rito romano, sapendo che io ero di confessione cattolica (forse ero tra i pochissimi cattolici che frequentavano questa istituzione). Non dimentichiamoci che la Romania è in maggioranza ortodossa, dunque si studiava soltanto il canto bizantino.
Arrivando a Roma al Pontificio Istituto di Musica Sacra, mi si è aperto un mondo straordinario che mi ha affascinata completamente e per sempre: il mondo del gregoriano. Per me questo canto, oltre a essere un’arte musicale di straordinaria bellezza e genialità, rappresenta un modo profondo e unico di esprimere la mia fede, il mio rapporto con Dio, con me stessa e con il creato.
Forse mi è anche congeniale, perché la mia voce naturalmente è molto adatta a questo tipo di vocalità richiesta dal canto gregoriano, dunque sin dall’inizio l’ho cantato senza fatica, senza particolari studi sulla specifica vocalità.

Chi sono stati i tuoi maestri?
Ho avuto la grandissima fortuna e opportunità di studiare con due dei più grandi gregorianisti del mondo. Dal maestro Albarosa ho imparato e approfondito quella che oggi viene chiamata la scienza della semiologia gregoriana, cioè lo studio e l’interpretazione dei neumi antichi, sui manoscritti liturgico-musicali del IX-X secolo, lui stesso essendo allievo prediletto del grande monaco benedettino dom Eugène Cardine di Solesmes (Francia), il fondatore di questa scienza.
Se da una parte Albarosa mi ha aperto le porte della semiologia, con monsignor Alberto Turco, un altrettanto grandissimo ricercatore e studioso nel campo del gregoriano, ho avuto la possibilità di entrare nel mondo dei modi gregoriani, anche questa una scienza in grande rivoluzione negli ultimi anni, essendo Turco allievo diretto e collaboratore del monaco dom Jean Claire di Solesmes, che ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca sui modi gregoriani.

Nell’ambito della paleografia musicale, quali ambiti di ricerca hai approfondito?
Sia per il magistero in canto Gregoriano sia poi per il dottorato ho effettuato una ricerca semiologica approfondita sul più antico manoscritto musicale della Biblioteca Capitolare di Benevento, il codice così chiamato Benevento 33, del X-XI secolo. Senza entrare in dettagli molto tecnici e specialistici, potrei dire che con la ricerca su questi manoscritti antichi si apre un mondo straordinario e completamente diverso rispetto a quello attuale, come mentalità, valori, spiritualità, modo di rapportarsi a sé stessi e agli altri, insomma, un mondo che ti arricchisce e allarga gli orizzonti, non solo in campo musicale o gregoriano strettamente, ma anche spirituale ed esistenziale.

Parlaci dei tuoi corsi di canto gregoriano che da anni tieni in varie parti d’Italia.
I corsi seguono la linea e l’insegnamento dei miei due maestri, dunque la linea dello studio dei neumi antichi, con lo scopo della comprensione dell’interpretazione ritmica originale di questo canto, che più si avvicina all’esecuzione dell’epoca d’oro, cioè VIII-X secolo. Con la restaurazione iniziata alla fine del XIX secolo da parte dei monaci benedettini di Solesmes in Francia e che tuttora è in atto, si cerca di riportare al presente e alla pratica la vera sonorità di questo canto. Attualmente nel mondo c’è un movimento molto fervente di ripresa del canto gregoriano soprattutto tramite le associazioni di laici, sia in Europa che in Asia, America e perfino in Africa. Proprio quest’estate ho tenuto un corso di canto gregoriano e formazione alla musica sacra per cori di pueri cantores e per direttori di cori di chiesa nella Repubblica Democratica del Congo, all’invito della Diocesi di Bukavu. È stata un’esperienza davvero forte, e ho notato un grande interesse per il canto sacro nella chiesa africana.

Infine potresti descrivere ai nostri lettori il corso di canto gregoriano che hai attivato a Bolzano?
Sulla stessa linea ho cercato già dall’anno scorso di proporre un corso in collaborazione con la parrocchia Santa Maria in Augia, il cui parroco don Paolo Crescini è un appassionato di canto gregoriano. Il corso ha lo scopo di avvicinare le persone a questo canto spesso dimenticato nell’ambito della Chiesa e delle parrocchie, in quanto considerato inaccessibile per la gente o magari troppo lontano come mentalità e sonorità.

[Gregorio Bardini]

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