CULTURE

Pittura e scrittura per l’introspezione
Klaus Zambiasi ha appena pubblicato l’ultimo libro della trilogia autobiografica

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Klaus Zambiasi, pittore e scrittore, è nato sul Lago di Garda ed è cresciuto in Alto Adige. Ha vissuto per anni a Bratislava, dove ha esordito nel 2013 con il romanzo “Il sorriso della luna” tradotto in tedesco, inglese e slovacco. Nel 2023 ha pubblicato “3 – Il bacio rubato”, il suo secondo romanzo, tradotto anche in tedesco.

Il lungo viaggio introspettivo dell’autore è terminato con l’ultimo libro della trilogia di romanzi autobiografici, “L’appuntamento – al calar della sera” pubblicato nell’autunno del 2024.

Partiamo dall’inizio e dalla copertina: simbolo di alcuni importanti temi del romanzo, come l’arte.
Sì, c’è molta cultura, in generale, nel romanzo: arte, musica, pittura. È un modo di coniugare le mie passioni, soprattutto quelle per l’arte e per la pittura, ma anche per i viaggi. Mi piacciono molto i pittori del Settecento, e infatti quello in copertina è un dipinto del pittore francese François Boucher, “La bella cuoca”, datato 1735. Oltre a piacermi molto, simboleggia la seduzione e un erotismo velato, anche presenti nel libro.

Le citazioni culturali sono moltissime: dalla musica alle citta d’arte con i loro monumenti, passando per l’enogastronomia e le opere pittoriche. Tra i vari artisti viene ricordato più volte Van Gogh: perché?
I miei pittori preferiti sono gli impressionisti, e anche se Van Gogh non è catalogato come tale, per me rappresenta il lato più malinconico, psicologico e introspettivo, anche all’interno del romanzo. Un altro pittore che mi piace molto è Renoir, che ne è invece l’opposto: dipinge la gioia con colori molto vivaci.

Rispecchiano anche i due poli della storia: da una parte la tragica vicenda familiare, dall’altra la forte passione.
Esatto. Anche se questo, tra i libri pubblicati, è quello meno tragico. Il primo libro è completamente autobiografico, copre i miei primi 25 anni di vita e racconta della tragedia familiare. Il secondo narra dei successivi 25 anni di vita e analizza l’evoluzione e gli effetti della tragedia, mentre questo, il terzo, li racchiude entrambi e li riassume. Il protagonista parla con sé stesso e con i protagonisti degli altri due romanzi, e fa una sintesi più matura delle sue esperienze.

Importanti nel libro sono anche i due alter ego: Joe e Jack e, appunto, il protagonista James. Come mai questi nomi?
Gli alter ego sono, insieme e all’interno della scrittura, un modo per me di fare introspezione, perché mi hanno aiutato a guardarmi dentro. Joe è il protagonista del primo romanzo, Jack del secondo e James del terzo. Si incontrano e si parlano, tutti insieme, per simboleggiare la consapevolezza maturata. I nomi li ho scelti perché sono brevi e internazionali, rimangono impressi. Joe è un riferimento ad un cartone animato degli anni Ottanta, “Rocky Joe”; Jack riprende il protagonista del Titanic, anche lui pittore e viaggiatore.

Emerge, infatti, anche il viaggio in tutte le sue forme, da quello interiore e più simbolico a quelli concreti. Il protagonista si sposta molto: da Vienna a Bolzano e al lago di Garda, poi Parma, Padova, Bologna e anche all’estero: Budapest e altre città tedesche, austriache, slovacche.
Amo la cultura e amo viaggiare. Ho vissuto 10 anni a Bratislava e questo mi ha permesso di visitare molte capitali europee. Prima fra tutte Vienna, che conosco molto bene e dove ho deciso di ambientare gran parte del romanzo. Il viaggio tra le città italiane è invece sia concreto che simbolico, perché sono andato a ripercorrere i luoghi delle mie origini.

La ricerca personale si svolge quindi viaggiando, dipingendo e scrivendo. Come ha iniziato a scrivere?
All’inizio lo facevo per me stesso – come la pittura – per buttare fuori e riflettere su tutto quello che ho vissuto. Il primo romanzo l’ho iniziato 20 anni fa, ma solo nel 2013 sono riuscito a finirlo; è stato un traguardo importante, grazia a cui ho trovato anche il mio stile di scrittura. Scrivo per me stesso e anche per condividere con gli altri le situazioni che ho vissuto, perché anche i lettori ci si possano rispecchiare o possano trovare spunti di riflessione.

Sfogliando il romanzo si trovano anche delle immagini di sue opere.
Sì, ovviamente sono inerenti alla scena e al momento del romanzo. Da quando ho scoperto la scrittura, ho scoperto anche che mi piace di più rispetto alla pittura. In parte anche semplicemente per una comodità logistica: scrivo ancora con carta e penna e posso scrivere ovunque, essere nelle situazioni che poi riporto all’interno del romanzo, come le ambientazioni delle scene. Quando dipingo è come se scrivessi con il pennello e con i colori. Quando scrivo invece è come se dipingessi con la fantasia e l’immaginazione, la nostalgia e l’emozione.

Quali sono i progetti per il futuro?
Ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo, e nel frattempo continuo con la carriera artistica: un mio dipinto – che è anche la copertina del mio primo romanzo “Il sorriso della luna” – sarà esposto per un mese sotto forma di poster, insieme ad altre opere, nello snodo principale della metropolitana di Madrid. E uno dei miei quadri è stato scelto per essere esposto un fine settimana a Brooklyn.

[Ana Andros]

 

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