CULTURE

Matthias Schönweger, temi senza tempo
“La poesia non cambia il mondo ma può sostenere il progresso dell’uomo”

12 Matthias Schoenweger

Tra le più rilevanti e singolari personalità del panorama artistico altoatesino spicca la figura di Matthias Schönweger, nato a Parcines ma meranese di lungo corso.

La sua ampia produzione artistica comprende dipinti, sculture, installazioni, performance e letteratura di varia forma, opere tutte permeate da una sviluppata capacità d’analisi, grandissima umanità e sapiente ironia. Nell’anno del suo settantesimo compleanno Schönweger pubblica per i tipi dell’editore Raetia un corposo volume intitolato Spuren im Schnee von gestern, in cui alle immagini letterarie si alternano quelle dipinte, fotografate artefatte e sovrascritte e la lingua tedesca accoglie con disinvoltura quella italiana. Abbiamo incontrato l’autore in un’assolata mattina tardo-primaverile.

Schönweger, quale ruolo riveste oggi la poesia?
Nel risponderle voglio riferirmi al 2020 e non ad oggi. La poesia si deve occupare del cambiamento e questo, per sua natura, si proietta verso il futuro. La poesia raccoglie pensieri che guardano alla radice dei fatti ed è per me uno strumento utile a camminare in modo umano ed empatico, dando origine ad una sana con-correnza: che non è gara dell’uno contro l’altro, ma corsa assieme, nella politica, nell’arte e negli altri contesti sociali. La poesia è uno strumento per agire nella e commentare la realtà.

Mi fa venire in mente la formula manzoniana “l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo”.
Spesso ci capita che qualcosa che sembra chiara diventi improvvisamente oscura e viceversa. Diversamente, ma in maniera analoga, dopo un temporale possiamo attenderci il sole. In questa quiete dopo la tempesta non dobbiamo adagiarci, perché torneranno un giorno tuoni e fulmini. Questa consapevolezza ci porta alla speculazione e alla possibilità di premunirci per i giorni di pioggia e vento. È un gioco in cui il non fare non è contemplato. Uscire semplicemente di casa significa andare in scena: io sono il pubblico di chi incontro e chi mi trovo davanti è mio spettatore. Il dialogo c’è sempre anche quando è muto.

Le performance da lei allestite durante le presentazioni dei suoi libri richiamano, per gli arredi, i canti da lei intonati ed una certa gestualità, il rito religioso.
È una Santa Messa in scena, che si avvale spesso anche dell’osceno per renderlo vivibile al di là ciò che ci viene imposto. Pur riconoscendo un legame con la Chiesa desidero sentirmi slegato da essa e concretizzo questo desiderio attraverso la Litter-aktion, ovvero letteratura in azione. Uso le candele, l’incenso, i campanelli e i paramenti, come fa la Chiesa, non facendomi scrupolo di rubarle ciò che essa ha già rubato ad altri riti di altre precedenti religioni. Il valore salvifico del rito mi permette poi di legare la mia esistenza a quelle di altre persone anche di epoca lontana.

La sua produzione artistica si avvale di un grandissimo numero di mezzi e tecniche espressive. A quale esigenza corrisponde la poesia?
Avrebbe potuto chiedermi: quand’è che guardi? Quand’è che senti? Quando usi il tatto? Quando cammini? Quando dormi? L’arte che io cerco di vivere e di fare comprende un’ampia rosa di possibilità. Amo tutte le Muse e siccome le amo, loro amano me. Ich bin da ein glücklicher Mensch umgeben von vielen Musen, che sono più di nove e tendono anzi all’infinito. O meglio, ad un infinito che si espanderà fino a quando sarò vivo.

La poesia concreta e visiva, di cui lei è tra i più celebri autori non solo a livello nazionale, incarna particolarmente bene il suo interesse per l’immagine e la parola.
Gli spazi bianchi, anche ampi, che si trovano tra un verso e l’altro delle mie poesie sono destinati ad essere riempiti dalle lettrici e dai lettori con la loro esperienza, le loro impressioni e secondo le loro capacità. Questo pone loro e me sullo stesso piano, rendendoli poetesse e poeti.

Dopo più di cinquant’anni dedicati anche alla scrittura, nelle sue poesie continuano ad essere presenti temi di impegno politico e sociale. Si è mai augurato di trovarsi nella felice condizione di poter abbandonare questi argomenti?
Non ho mai pensato che una poesia potesse cambiare il mondo, ma credo fermamente che sia in grado di sostenere il progresso della nostra specie. L’uomo non è perfetto e so che mi toccherà fino alla fine parlare contro le ingiustizie e le brutture e a favore della giustizia e di ciò che è buono. Non mi faccio illusioni e rinnovo ogni mio impegno ad indirizzare il cammino verso l’umano.

[Mauro Sperandio]

ARCHIVIO 2019

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